venerdì 7 gennaio 2011

Colazione da Tiffany

Titolo: Colazione da Tiffany
Titolo originale: Breakfast at Tiffany’s
Autore: Truman Capote
Anno: 1958

Il libro…


La locandina del film (Paramount)
Sembra che Truman Capote considerasse Holly Golightly uno dei suoi personaggi preferiti, a cui si diceva più affezionato. Non stento a crederlo. È, in effetti, difficile non provare qualcosa (dalla genuina simpatia fino al profondo fastidio, tutto è lecito) per questa strana creatura, protagonista del breve romanzo dello scrittore americano.
Tutta la storia ruota intorno a Holly. Ragazza copertina della New York degli anni Quaranta, è un’assidua frequentatrice della mondanità e di quel sottobosco popolato da belle ragazze un po’ ingenue, da attrici e modelle fallite, da accompagnatrici (escort?) furbe, da amanti mantenute, da scapoloni impenitenti, da industriali in libera uscita dalla moglie, da scrittori squattrinati e da diplomatici stranieri che per qualche ragione si trovano a passare dalla Grande Mela.
Nonostante si trovi a suo agio in quel mondo, risulta chiaro che Holly è una spanna superiore a tutti gli altri. Oltre alla freschezza, alla giovane età e alla bellezza, ciò che la rende speciale è racchiuso nel suo modo di essere. E, per la precisione, sta nei suoi capricci, nella sua intelligenza istintiva, nel suo carattere impossibile e lunatico (“le paturnie”), nella sua apparente e disarmante superficialità, nel suo cinismo. Sta anche nella sua carica sessuale, nella sua disinibizione (il parlare delle “lesbiche” e dei suoi rapporti al limite della bisessualità) e, nel medesimo tempo, nel suo ingenuo candore.
Possiede quello che si chiama fascino, classe innata, capacità di attirare le persone e, specialmente, gli uomini che, per lei, farebbero follie. E Holly non si tira indietro e non fa mistero di voler sfruttare queste sue doti per condurre una vita migliore, agiata, da signora privilegiata.
Se ne innamorerà – a suo modo – il narratore della storia, l’immancabile scrittore in erba, vicino di appartamento della rumorosissima Holly. “Fred”, come le piace chiamarlo, diventerà suo amico intimo, imparerà a conoscerla, ne subirà l’incanto. Scoprirà che l’esistenza di Holly è sì spensierata, ma solamente fino a un certo punto. Che esistono risvolti inaspettati e nascosti, come sono le sue umilissime origine, l’affetto sconfinato per il fratello e tutta la sua non sempre facile vita prima dell’arrivo a New York, con le follie della vita notturna e le visite da Tiffany.
Holly è più forte delle prove che il destino – in complicità con la sua condotta sregolata – le riserva e che lei, in genere, supera con una buona dose di incoscienza. Spinta da uno spirito un po’ nomade e solitario, è totalmente allergica all’abitudine e alla routine, del tutto incapace di mettere radici in un posto. Pronta a reinventarsi e a passare da una situazione all’altra, la sua non è altro che la continua ricerca di una collocazione nel mondo (che forse non vorrà mai trovare sul serio).

Truman Capote e il suo modo di narrare, freschissimo e divertente, erano talmente avanti già negli anni Cinquanta che molti autori di oggi – che si giudicano rivoluzionari – fanno la figura di vere e proprie salme imbalsamate.
La sua scrittura spaventosamente scorrevole, graffiante, secca, godibile e sorprendente gli consente di scrivere quello che gli pare. Anche di Holly e della sua vita scombiccherata.
Per cui l’unico invito che posso fare è (se non l’avete già fatto) di leggervi anche il libro, non limitandovi alla visione del film.   

…dal libro al film…

Il film, quello, è strafamoso e ricordato soprattutto per l’interpretazione che Audrey Hepburn fa di Holly Golightly. Talmente nota da diventare icona, una sorta di Che Guevara al femminile. Come è capitato al rivoluzionario latinoamericano anche il volto di Holly-Hepburn ormai infesta qualsiasi prodotto e accessorio, dalle magliette alle borse, dalle cartoline alle tendine per la doccia, fino ai coperchi per scatole e rivestimenti per poltrone. Una figura di culto, un’icona del pop che oggi pericolosamente si avvicina – ahimè – a un’icona del kitsch.  Non c’è ristorante, lounge bar, negozio di vestiti alla moda che non conservi un poster o un’immagine di lei mentre indossa il tubino nero e nella mano tiene la lunga sigaretta.  

Truman Capote

E pensare che Capote avrebbe preferito vedere Marilyn Monroe nei panni di Holly… 

La pellicola è molto ben girata dal maestro della commedia Blake Edwards. Ogni sua parte funziona alla meraviglia e scorre senza intoppi. Gli ingredienti ci sono tutti: una bella storia d’amore, un personaggio accattivante, un’attrice splendida come la Hepburn, un belloccio come George Peppard (il futuro e “mitico” Hannibal Smith dell’A-Team…), un personaggio caricaturale come il divertente Mr. Yunioshi (interpretato da Mickey Rooney) e una colonna sonora che ci si ricorda per tutta la vita (Moon River cantata dalla stessa Hepburn). Quello che manca è la metà oscura del libro. I punti e i personaggi più trasgressivi e problematici del romanzo sono stati limati o tagliati, così come è stato ricostruito l’happy ending.

Dati film

Titolo: Colazione da Tiffany
Titolo originale: Breakfast at Tiffany’s
Regista: Blake Edwards
Sceneggiatura: George Axelrod (romanzo: Truman Capote)
Interpreti:
·         Audrey Hepburn (Holly Golightly)
·         George Peppard (Paul “Fred” Varjak)
·         Mickey Rooney (Mr. Yunioshi)
·         Alan Reed (Sally Tomato)
Anno: 1961
Paese: USA
Colore: colore
Durata: 115 minuti
Genere: commedia

3 commenti:

  1. ma ti è arrivato il commento precedente ?
    grande audrey
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    ciao umbe

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  2. non mi è arrivato... comunque mitico!

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  3. Non hai scritto che il film è di Blake Edwards, che fa le prove generali per Hollywood party nella scena della festa. Geniale, ma non solo per quello: una ragazza così ce la sogniamo, e se fosse stata la Monroe la protagonista (leggendo mi è venuto un certo brivido), beh, non so se ci sarebbe stata l'icona pop, ma un ruolo così l'avrebbe consacrata star.
    Il libro però è diverso, come mi hanno detto. Truman Capote è quello di A sangue freddo, ed io preferirei iniziare con quello.

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